La mostra “Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso” a cura di Salvatore Settis (13 maggio-2 agosto 2026) è costruita attorno a tre elementi strettamente connessi.
Il primo è il mito di Meleagro, uno dei racconti più intensi della tradizione classica, il secondo è un sarcofago con il rilievo raffigurante la Morte di Meleagro (ca. 170-180 d.C.), conservato presso una collezione privata e esposto ora per la prima volta al pubblico. Il terzo è il cosiddetto “gesto della donna disperata”, una delle più incisive formule figurative del dolore nella tradizione artistica occidentale. Nato e codificato in età romana, questo gesto conosce una lunga eclissi nella tradizione figurativa europea, per poi riemergere a partire dal XIII secolo e riassumere un ruolo centrale nella rappresentazione del dolore.
Il percorso espositivo, e il volume che accompagna la mostra, ne ricostruisce l’origine in età classica, documenta la sua prolungata assenza dalla tradizione figurativa europea e ne segue la riapparizione, da Nicola Pisano a Giotto, fino alle persistenze nell’arte contemporanea, con riferimenti che giungono a Guernica di Pablo Picasso.
Questo stesso gesto, già nel 1901 era stato riconosciuto da Aby Warburg che individuò nei sarcofagi di Meleagro una fonte decisiva per sua la “resurrezione” dopo un lungo oblio, esemplificata in mostra da tre tavole dell’Atlante Mnemosyne.
Con testi di Salvatore Settis, Maurizio Bettini, Licia Luschi, Giulia Ammannati, Maria Luisa Catoni, Giovanna Targia, Axel Heil e Roberto Ohrt, Anna Lucchini e Francesca Siena.